Delta
Nella Padania ascolto i Mumford per non ascoltare le polveri sottili, gli inutili spazzafoglie, i clacson, i vicini che si sbraitano addosso.
Nella Capitale ascolto i Mumford per non ascoltare l’onda di traffico ininterrotto, il brusio ininterrotto dei giapponesi, i clic flash cheeeeese, le grida di incitamento, i tram che fanno a cazzotti con i cantieri infiniti.
In Sardegna ascolto il silenzio, il silenzio, il casino del Mistral, l’Oceano, la tua voce, il tuo respiro, la felicità spaventosa, il dolore altrettanto spaventoso, il suono sensuale dei tasti del Mac, la lavatrice assassina, Alghero 2.0, inibisce alle coppiette, ma tu scrivi splatter?, il chakra indaco, il revolver che “devo riconsegnarlo”, le sporadiche auto di polacchi a 300 kmh, ginocchia contro l’asfalto, la tensione che si spacca, lo squaaash osceno della melma, lo scoppiettio del fuoco illegale, la tivù da qualche parte oltre la soglia che recita i funerali del papa, le risate, le lacrime, il niente, il niente, il niente, how I adore you my dear, gli squeezer di vitamina C sparati in gola a notte fonda dopo ore di Michelecentrica ossessione, tu vedi me ma io vedo te, da quale direzione soffia, i cani randagi che latrano all’una di notte, alle due, alle tre, alle quattro… lo speaker della ryanair che pronuncia il mio nome a 150 km di distanza, è un ultimatum, ma è il nome ufficiale, quello sbagliato, e quindi stavolta non ci salgo su quell’aereo del cazzo.