1/2 estate

Sto salendo nel bosco e dopo un'ora fra questo calore emotico (= mistico, ma la grafia è illeggibile) ad avanzare verso la luce, non so piú se davvero desidero arrivare in cima – raggiungere quegli stralci d'azzurro come una promessa – o la promessa è questo luogo qui, gli scivolamenti di foglie in esubero, i massi capodogli fratturati, la tua risata dietro dentro ovunque? – insegnami a gestire la vita con l'ala sinistra, nel caso in cui la clavicola – le ragnatele concave sono la condensa dei sogni intrusi, quelli sghembi degli orari strani nel pomeriggio in cui fra le sinapsi vanno raggrumandosi tutte le premonizioni sgradevoli dalla Genesi ai miei trent'anni – e mi sveglio sempre in mezzo all'incipit, non per i quaranta celsius ma per l'urgenza di rivederti, o forse di scansarmi da te prima che s'inneschi la fusione nucleare, abbassare un micron la manopola della densità emotiva (non emotica, non mistica, stavolta l'aggettivo l'ho aggiunto dopo, evitiamo i fraintendimenti e i neologismi pure).

Il Sentiero Ignoto si ricongiunge al 101. Perché?! Sentiva bisogno di legittimazione? Ma noi lo amavamo cosí, illegale, privo di titolo rossobianco a scandirne le curve, soltanto i nostri sguardi i nostri gesti a cartografare e mapparsi a vicenda.

Dimmi. Vogliamo salire ancora, raggiungere l'oro – Farcana – o ridiscendere verso il mare? 

O rimanere immersi, azzardarci a scoprire gli oggetti edibili nei livelli nascosti fra muschi e pali divelti e le bucce dei tronchi e le tue mani. Bere alla fonte anche se i controlli microbiologici scaduti affissi accanto dichiarano no – se tu mi dici sí io ci credo, o non ci credo ma è come se – l'acqua che per te sa di Amianto e per me del fil di ferro sporco di gomma multicolore delle graffette smontate per costruire cuori adolescenti e inciderli addosso, vieni qui facciamo scambio di sapore.

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